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	<description>Lo Studio è un&#039;arte... perfezionala!</description>
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		<title>Studiare su Internet &#8211; 1^ Parte</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 17:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tjboss</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metodo di Studio]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazione dello studio]]></category>

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		<description><![CDATA[Studiare su Internet può essere efficace, ma allo stesso tempo ha delle controindicazioni da tenere presenti che possono inficiare lo sviluppo di un buon metodo di studio. Prima parte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È sempre più frequente che, specialmente in ambito universitario, ma anche per ricerche della scuola superiore e per semplici “passioni personali”, si tenda a stare seduti per ore a leggere davanti allo schermo del computer. Internet è ormai il mezzo privilegiato per la diffusione dei documenti, compresi libri, dispense dei professori, e i contenuti di studio si trovano spesso dislocati in siti web specializzati e enciclopedie (o enciclopedia, visto che la completezza di Wikipedia ha praticamente annientato qualsiasi alternativa).</p>
<p>La potenzialità e l’utilità di Internet e del computer come mezzo di studio e di ricerca è indiscutibile, ma ci sono alcune controindicazioni che non sempre vengono tenute a mente da coloro che provano a focalizzare un metodo di studio efficace. Vediamo di elencarle brevemente.</p>
<p><a href="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2012/01/international-internet-access.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1069" title="Studiare su Internet" src="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2012/01/international-internet-access-300x195.jpg" alt="studiare su internet" width="300" height="195" /></a></p>
<p><strong>Internet non filtra efficacemente le informazioni di qualità</strong></p>
<p>Su Internet si trova tutto, ma non è facile selezionare le informazioni importanti e corrette. I risultati forniti dai motori di ricerca sono spesso influenzati più dalla “qualità formale” dei contenuti che dalla qualità assoluta. Per qualità formale si intende il fatto che siano presenti delle pagine con una buona quantità di contenuti testuali ben organizzati in paragrafi, e che ci sia a buona corrispondenza tra le parole chiave cercate dall’utente e quelle ritrovate dal motore nella pagina internet.</p>
<p>Analizzare l’esattezza delle informazioni non è invece un compito facile per Google, Bing &amp;Co, e il massimo che questi motori possano fare è privilegiare siti più “autorevoli”, come siti governativi, Università etc., ma quest’operazione non riesce per tutte le parole chiave e limita fortemente il campo di ricerca.</p>
<p>L’esempio più lampante lo si trova in campo medico. Se provate a cercare informazioni sulle malattie e sui “sintomi” (questa è una delle parole chiave in assoluto più gettonate di internet) troverete tutto e il contrario di tutto: da siti autorevoli e specializzati che descrivono patologie e consigliano di rivolgersi ad un medico per qualsiasi tentativo di diagnosi, a siti scadenti creati da persone incompetenti che propongono terapie totalmente prive di fondamento scientifico con l’unico scopo di catturare più utenti o di decantare le proprietà di un fantomatico prodotto o integratore. Su Internet insomma si trova tutto e il contrario di tutto e non è semplice valutare l’attendibilità delle fonti, neanche per l’utente esperto.</p>
<p><strong>Internet non organizza le informazioni in maniera sequenziale e completa</strong></p>
<p>Le informazioni su Internet sono organizzate in maniera diretta, senza tenere conto dei prerequisiti di chi legge. Una voce su Wikipedia che parla dei Teoremi di Maxwell, ad esempio, non potrà ovviamente essere letta da chi non conosce le nozioni dell’elettromagnetismo e del calcolo differenziale. Ma queste non si trovano in maniera esaustiva e sequenziale nella stessa pagina, ma bisognerà andare a cercarle singolarmente, a ritroso. Per approfondire l’argomento bisognerà ricostruire un percorso concettuale contenuto all’interno di 100-200 pagine web spesso presenti in siti diversi, che usano notazioni diverse e stili di didattica diversi, disorientando e confondendo lo studente. Per uno studente medio uscito dal liceo scientifico basteranno invece due libri ben scritti per capire le equazioni di Maxwell: uno sull’analisi e il calcolo differenziale e uno sui principi di base della fisica elettromagnetica. La lettura sarà più piacevole e sarà meno frustrante dover ricercare singolarmente ogni argomento di interesse. E&#8217; sempre preferibile trovare un buon libro aggiornato che utilizzare Internet, specialmente se l&#8217;argomento di studio è vasto. Quest&#8217;affermazione è tutt&#8217;altro che scontata, visto che la tendenza delle nuove generazioni di studenti è di risparmiare sui libri, &#8220;tanto c&#8217;è Wikipedia&#8221;.</p>
<p>Continua nella seconda parte</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Organizzazione dello Studio &#8211; Parte 1</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 17:16:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tjboss</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metodo di Studio]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[L'organizzazione dello studio permette allo studente di vivere il suo rapporto con i libri in maniera ottimale. In questa serie di articoli vediamo come è possibile ottenere una buona organizzazione dello studio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A tutti gli studenti sarà capitato di dover organizzare il proprio tempo libero, e dover magari rinunciare a delle uscite con gli amici, o ad attività magari più piacevoli, perché si è troppo indietro nella preparazione di un esame o di un’interrogazione. È una situazione comune, che tuttavia si può limitare sviluppando il semplice concetto di organizzazione del tempo, e quindi dello studio.</p>
<p>Una persona organizzata vive il suo rapporto con lo studio in maniera positiva. Sa quali sono le sue capacità e sa prima ancora di iniziare a “mettersi sotto” quanto tempo approssimativamente richiederà l’impegno che deve portare a termine.  Le persone organizzate vivono meglio, e non rinunciano ai piaceri della vita, in quanto riescono a rendere a meglio in quel lasso di tempo che si son prefissati per adempiere al proprio dovere.</p>
<p><a href="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2012/01/clips.jpg"><img class="size-full wp-image-31 alignright" title="clips" src="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2012/01/clips.jpg" alt="clips colorate" width="300" height="225" /></a>Le persone organizzate riescono anche ad anteporre il piacere al dovere, tanto son sicuri che riusciranno a portare a termine il proprio compito. Io posso passare una giornata intera a zonzo se so che quando poi torno a casa il mio cervello funzionerà bene e riuscirò a studiare. Le persone organizzate inoltre non sono “noiose” come spesso vengono additate, anzi, tutt’altro! Avere i tempi scanditi ci permette di essere più tranquilli e rilassati nel momento in cui non facciamo il nostro dovere, e crearci un’autostima da organizzazione ci permette di eliminare quel fastidioso senso di ansia che proviamo nel momento in cui sappiamo che ci attende tanto lavoro da svolgere. Sappiamo infatti che quando verrà il momento saremo in grado di svolgerlo, al 100%.</p>
<p>È perciò importante l’organizzazione dello studio (ma anche del lavoro), che dev’essere sviluppata in maniera elastica, ad hoc sulla persona, in maniera tale che ognuno possa individuare quale sia il metodo più adatto a se stesso.</p>
<p>L’aspetto più importante riguardante l’organizzazione dello studio è indubbiamente la costanza. La costanza crea autostima, che a sua volta crea voglia di fare e di andare avanti nel perseguire i propri obiettivi. È un circolo virtuoso da innescare in noi stessi, che richiede molta meno applicazione di quanto non sembri.</p>
<p>La costanza è anche il miglior modo per creare continuità tra gli argomenti. Studiando con costanza stiamo facendo capire al nostro cervello che le informazioni che dovranno essere immagazzinate sono importanti, e per questo motivo vanno conservate in una memoria diversa da quella a breve termine. Quante volte avete preparato un esame in pochi giorni, studiando magari 8-10 ore al giorno, e poi nel giro di una settimana avete dimenticato tutto? È una situazione che capita spessissimo, ma è assolutamente da evitare! Per il semplice motivo che con uno sforzo davvero abnorme (è difficile mantenere la concentrazione alta per tante ore) avete preparato un esame in maniera sicuramente approssimativa (argomenti non del tutto assimilati) sforzandovi tantissimo, non riuscendo nemmeno ad approfondire le parti che più vi interessano e allo stesso tempo siete destinati a dimenticare tutto in pochi giorni. Se poi quest’esame fosse propedeutico ad un altro che dovreste sostenere in futuro allora vi toccherà rifare tutto da principio, e la fatica sarà doppia.</p>
<p>L’organizzazione dello studio permette allo studente di:</p>
<p>-    Non farsi prendere dall’ansia di finire presto un argomento per mancanza di tempo;</p>
<p>-    Assimilare le informazioni elaborate e inserirle nella memoria a medio-lungo termine;</p>
<p>-    Provare quindi piacere durante le ore di studio, che verranno viste come un qualcosa di costruttivo, più che come uno stress.</p>
<p><a title="Organizzazione dello Studio – Parte 2" href="http://www.artedellostudio.com/organizzazione-dello-studio-parte-2/">Vai alla seconda parte</a></p>
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		<title>Organizzazione dello Studio &#8211; Parte 2</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 18:56:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tjboss</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metodo di Studio]]></category>
		<category><![CDATA[ottimizzare il tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[Studiare a tempo o studiare ad argomento? In quest'articolo analizziamo i pregi e i difetti dei due metodi di studio più in voga tra gli studenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Studio ad argomento o studio a tempo</strong></p>
<p><strong></strong>A seconda del tipo di materia e dell’organizzazione della nostra giornata sarà molto importante decidere se dedicarsi a uno studio “a tempo” o “ad argomento”. Lo studio a tempo è semplicemente “tutto ciò che si riesce a studiare in un certo lasso di tempo che ho a disposizione”. Lo studio per argomento è proprio il contrario, ovvero “scelgo un argomento abbastanza circoscritto e cerco di capirlo al 100%. Prima finisco e prima sarò libero”.</p>
<p>Il primo tipo di studio è generalmente quello che viene adottato da chi non ha un vero e proprio metodo, mentre il secondo è quello adottato dalle persone un po’ più sveglie, e magari interessate alla materia stessa. Ciò comunque non significa che il primo sia sempre sbagliato ed il secondo sia sempre giusto.</p>
<p>Ci sono dei casi in cui lo studio a tempo è preferibile, ed altri in cui non lo è affatto. Generalmente lo studio a tempo è giustificato quando:</p>
<p>-    Non abbiamo abbastanza tempo a disposizione per impostare uno studio per argomento;</p>
<p>-    Non siamo in grado ancora di determinare bene le nostre capacità di studio.</p>
<p>Il primo caso è generalmente quello di uno studente alle prese con un esame da preparare in pochissimo tempo. In tal caso comunque l’errore è stato fatto a monte, ed è un errore più generale di organizzazione dello studio. Se l’esame è improrogabile e la situazione non è modificabile allora lo studio a tempo è l’unica soluzione.</p>
<p>Il secondo caso invece è quello di una persona che ancora non riesce a tarare bene la propria capacità di studio rispetto agli argomenti. Così può capitare che studiando per argomento si sobbarchi di una mole di lavoro eccessiva, non riuscendo a smaltirla (con conseguente frustrazione finale) o inconsistente (con conseguente impossibilità di portare a termine il lavoro entro tempi ragionevoli).</p>
<p><a href="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2012/01/romani.jpg"><img class="size-full wp-image-25 alignright" title="romani" src="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2012/01/romani.jpg" alt="organizzare lo studio" width="194" height="300" /></a></p>
<p>Nell’acquisizione di un’organizzazione di studio intelligente è importante perciò la coscienza delle proprie capacità, e la stesura di un piano a lungo termine, che suddivida il carico di lavoro in maniera equa.</p>
<p>La differenza maggiore tra scuole superiori e Università sta proprio nell’organizzazione dello studio a casa. Al liceo, grazie a una serie di interrogazioni, compiti in classe e verifiche che si svolgono durante tutto l’anno, è facile riuscire a tenere il passo, in quanto gli argomenti sono stati già suddivisi temporalmente in maniera solitamente intelligente dal docente.</p>
<p>Questo non avviene all’università, sia perché i docenti hanno meno esperienza didattica (nel senso che avendo a che fare solitamente con studenti più o meno anonimi, e non facenti parte di un gruppo classe, non seguono l’evoluzione dell’apprendimento degli stessi, e non riescono sempre a dosare il proprio insegnamento rispetto alla comprensione di chi segue), sia perché gli studenti spesso non seguono tutti i corsi.</p>
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		<title>Organizzazione dello Studio &#8211; Parte 3</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 18:41:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tjboss</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metodo di Studio]]></category>
		<category><![CDATA[ottimizzare il tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa fare se un esame che stiamo preparando non ci piace? Sicuramente dobbiamo cercare di ottimizzare lo studio in maniera tale che ci pesi il meno possibile. Vediamo come in quest'articolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quando le materie non ci piacciono</strong></p>
<p><strong></strong>Le persone intelligenti non si ammazzano di studio, ma semplicemente studiano in maniera “furba”. Tante persone perdono le serate davanti ai libri, cercando di memorizzare ogni singola parola, o di approfondire nevroticamente tutti gli argomenti, per avere una preparazione “il più completa possibile”. Se la materia in questione non è di nostro interesse, è inutile e frustrante perderci le nostre giornate. È molto importante invece impostare uno studio intelligente, il più possibile finalizzato alla prova che dovremo sostenere.</p>
<p><a href="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2012/01/womandstud.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10" title="womandstud" src="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2012/01/womandstud.jpg" alt="donna che studia" width="300" height="224" /></a></p>
<p>La preparazione innanzitutto cambia totalmente nel caso stessimo preparando una prova orale o una prova scritta. Estremamente importante è anche la tipologia di esame: più pratico o più teorico?</p>
<p>Nel caso di prova scritta, la prima cosa da fare è sicuramente procurarsi altre prove scritte degli anni precedenti (più sono meglio è), cercare di capire se c’è un filo conduttore che lega la stesura di queste, e impostare la preparazione in base a cosa più probabilmente verrà chiesto (oltre che a come questo verrà chiesto).</p>
<p>Nel caso di prova orale è importante, dopo aver creato un’infarinatura generale dell’argomento (per materie scientifiche ad esempio basta cercare di studiare in maniera qualitativa), assistere alle prove dei vostri colleghi, segnarvi tutte le domande, e prendere appunti sulle risposte (anche sugli errori da non commettere).</p>
<p>In entrambi i casi dobbiamo cercare di creare un’organizzazione di studio finalizzata al superamento dell’esame. Questo perché se la materia non rientra nei nostri interessi, in ogni caso prima o poi finirà nel dimenticatoio. Studiandola a menadito il più delle volte staremmo solo sprecando tantissimo tempo.</p>
<p>I risultati saranno sorprendenti. Riuscirete a ottimizzare il vostro tempo, utilizzando quello risparmiato per svolgere attività più divertenti e produttive.</p>
<p>Il discorso è ovviamente diverso nel caso in cui la materia sia realmente di vostro interesse. Allora dovrete in parte svincolarvi dal risultato che otterrete all’esame, e cercare di approfondire il più possibile ogni aspetto di questa materia. Solo così riuscirete a diventare dei leader in ciò che vi piace, e probabilmente troverete un lavoro di vostro gradimento.</p>
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		<title>Studio Verticale o Orizzontale?</title>
		<link>http://www.artedellostudio.com/studio-verticale-o-orizzontale-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 17:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tjboss</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metodo di Studio]]></category>
		<category><![CDATA[imparare la matematica]]></category>
		<category><![CDATA[metodo di studio]]></category>

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		<description><![CDATA[Le materie di studio possono essere a prevalente caratterizzazione verticale o orizzontale. Vediamo cosa significa in quest'articolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A seconda del tipo di materia che dovremmo studiare dovremo decidere quale sarà il metodo di studio più appropriato per essa. Le materie si dividono principalmente in:</p>
<p><strong>- Materie con caratterizzazione di studio principalmente verticale;</strong></p>
<p><strong></strong><strong>- Materie con caratterizzazione di studio principalmente orizzontale.</strong></p>
<p><strong></strong>Le prime sono quelle in cui lo studio è subordinato ad argomenti visti e assimilati precedentemente, le seconde son quelle in cui questa caratterizzazione è meno evidente. Chiaramente nessuna materia sarà a caratterizzazione esclusivamente verticale o orizzontale, ma per intenderci, materie come la matematica, la fisica e le scienze esatte in genere rientrano nella prima categoria. Le materie umanistiche rientrano nella seconda categoria.<br />
<a href="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2010/04/astratto.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1034" title="astratto" src="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2010/04/astratto-300x233.jpg" alt="studio verticale o orizzontale" width="300" height="233" /></a>Nella prima categoria è fondamentale la comprensione e l’applicazione, nella seconda categoria è invece fondamentale l’assimilazione e la memorizzazione.</p>
<p>La difficoltà principale della matematica ad esempio, è che essa è una materia prevalentemente ad apprendimento verticale: ogni concetto è subordinato a tanti altri concetti studiati precedentemente. Non è possibile capire a fondo gli integrali senza aver studiato la teoria dei limiti, ancora più semplicemente non è possibile capire a fondo la moltiplicazione senza aver interiorizzato l’addizione.</p>
<p>Per questo motivo è molto facile che nel proprio percorso di studio, per le cause più disparate, si sia perso qualche tassello dell’apprendimento di questa materia. I risultati saranno deleteri: gli argomenti strettamente collegati a quello non studiato e interiorizzato non verranno capiti e assimilati a fondo, e così sarà anche per i successivi, creando disagio nello studente, che si vedrà proposti dei concetti difficilmente comprensibili in mancanza di quelli di base. Da qui sorge l’odio nei confronti della matematica, che in tanti sperimentano durante il periodo scolastico.</p>
<p>Altre materie, come quelle umanistiche, sono molto meno ostiche da questo punto di vista. Con questo non vogliamo dire che non sia comunque richiesta un minimo di componente verticale nello studio di queste materie, ma è sicuramente molto meno marcata rispetto alle prime.</p>
<p><strong>Che tipo di metodo utilizzare?</strong></p>
<p><strong></strong>Nel caso in cui stiate affrontando lo studio di una materia con forte caratterizzazione verticale è molto importante innanzitutto la <strong>comprensione della materia</strong>. Se uno studente non ha lacune riguardanti le basi dell’argomento che sta studiando (prerequisiti di studio) la comprensione dovrebb’essere un passo relativamente semplice e scontato. Nel caso ci fossero delle difficoltà di comprensione dell’argomento i casi son due:</p>
<p>-    le fonti scelte per lo studio sono spiegate relativamente male;</p>
<p>-    non si possiedono tutti i requisiti di studio necessari.</p>
<p>Nel primo caso sarà semplice cercare di cambiare i libri di testo e trovare qualcosa di più chiaro. Tuttavia, la maggior parte delle volte, il problema sarà il secondo. In tal caso la vera intelligenza dello studente consisterà nel capire esattamente quali siano i punti deboli della sua preparazione. Una volta individuati è fondamentale colmare le lacune nella maniera più efficiente possibile (nel rapporto comprensione/tempo). La cosa fondamentale da capire è che non basta “aver già studiato una materia” per poterla definire assimilata. Spesso diamo per scontati dei prerequisiti che invece non sono stati completamente compresi e/o interiorizzati. Prima di catapultarsi su un argomento nuovo è sempre meglio dare una bella ripassata ai prerequisiti di studio, specialmente se essi risultano arrugginiti.</p>
<p><strong>Persone e materie</strong></p>
<p><strong></strong>Generalmente le persone hanno inconsciamente una predilezione per lo studio di un tipo di materia piuttosto che di un altro (sprinters o fondisti). C’è da rimarcare che questa predilezione è generalmente di tipo psicologico, e non necessariamente è correlata alle capacità proprie di ogni persona, quanto all’adattamento. Le materie di tipo verticale generalmente sono subordinate al ragionamento, e per questo motivo richiedono una comprensione della materia, che vincola la memorizzazione delle informazioni. Infatti la maggior parte di coloro che ha sempre rigettato le materie di tipo mnemonico (studiare delle poesie a memoria, o anche interi capitoli di storia con grandi quantità di date e nomi da ricordare) prediligerà lo studio verticale anche perché verrà aiutato proprio da questo vincolo di comprensione: nel momento in cui capisco il meccanismo, la memorizzazione viene di pari passo. Viceversa gli studenti con preferenze inverse troveranno dei problemi negli <strong>scogli </strong>di tipo concettuale.</p>
<p>Quindi come affrontare i diversi tipi di materia a seconda delle nostre preferenze?</p>
<p>In <a href="/studio-mnemonico-o-studio-di-qualita/">quest’articolo</a> abbiamo esaminato la questione dal punto di vista dello studente.</p>
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		</item>
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		<title>Studio Mnemonico o Studio di Qualità?</title>
		<link>http://www.artedellostudio.com/studio-mnemonico-o-studio-di-qualita/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 11:37:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tjboss</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metodo di Studio]]></category>
		<category><![CDATA[metodo di studio]]></category>
		<category><![CDATA[studio di qualità]]></category>
		<category><![CDATA[studio mnemonico]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo studio di tipo mnemonico si contrappone a quello di tipo concettuale. C'è chi è più portato per il primo tipo, e chi per il secondo. Analizziamo le caratteristiche dei vari tipi di studio su Patextra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo precedentemente parlato di <a href="/studio-verticale-o-orizzontale/">studio di tipo verticale e orizzontale</a>.</p>
<p>Capita spesso, specialmente in materie concettualmente complesse, come le discipline matematiche o fisiche, di ritrovarsi di fronte a dei veri e propri &#8220;scogli&#8221;. Lo scoglio è un argomento particolarmente ostico da comprendere/assimilare, e che può richiedere un elevato impegno mentale per essere superato</p>
<p>Gli scogli potranno essere di tipo concettuale, nel caso in cui presuppongano un ragionamento astratto piuttosto complesso (e in genere riguardano materie a forte caratterizzazione verticale), o di tipo mnemonico, nel caso in cui il vero problema sia l&#8217;immagazzinamento di un gran numero di informazioni (componente orizzontale).</p>
<p>Un libro di letteratura difficilmente avrà degli scogli concettuali, in quanto generalmente i concetti non hanno un livello di astrazione particolarmente elevato. Un libro di geometria astratta avrà invece, molto più probabilmente, delle pagine la cui lettura sarà tutt&#8217;altro che scorrevole, ma i concetti da ricordare &#8220;a memoria&#8221; saranno molti di meno.</p>
<p>Tantissime persone riescono a studiare migliaia di pagine &#8220;lisce&#8221; (si pensi a uno studente di Giurisprudenza che ogni giorno deve macinare chili di carta stampata), ma colano a picco non appena si scontrino con un concetto meno banale del solito, che richieda uno sforzo concettuale maggiore. Chiameremo questo tipo di studenti <strong>fondisti</strong>, in analogia col mondo dell&#8217;atletica. Essi sono dei veri e propri corridori di fondo, talvolta maratoneti, dello studio. Riescono a percorrere chilometri alla stessa andatura, ma al primo scatto hanno subito il fiatone.</p>
<p>L&#8217;altra categoria sarà invece quella degli <strong>sprinters</strong>. Costoro, a differenza dei fondisti, riescono a carburare mentalmente dei concetti estremamente difficili. Il loro studio si basa sul ragionamento e riguarda poche unità concettuali alla volta. Gli sprinters riusciranno a risolvere dei problemi intricati e possederanno delle capacità di analisi superiori alla norma, tuttavia non appena si scontreranno con uno studio di tipo quantitativo, si troveranno in difficoltà. L&#8217;analogia è ovviamente quella di un centometrista del&#8217;atletica costretto a correre la maratona. I risultati sarebbero disastrosi.</p>
<p>Ovviamente la distinzione fatta riguarda solo due casi limite. La maggior parte della popolazione ha delle caratteristiche da fondista o da sprinter (in termini di  studio ovviamente) più o meno accentuate, proprio come nella corsa. In molte persone sono sviluppate entrambe le componenti, mentre in altre probabilmente non ne è sviluppata nemmeno una.</p>
<p><a href="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2009/05/studying-150x150.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1032" title="studying-150x150" src="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2009/05/studying-150x150.jpg" alt="Studio Mnemonico o Studio di Qualità" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Ognuno può migliorare una delle componenti tramite l&#8217;allenamento (lo studio appunto), anche se sempre in maniera proporzionale alla sua struttura di base. In generale sta ad ognuno di noi capire quale tipo di studio predilige, ed eventualmente scegliere un ambito di studio il più possibile adatto alle proprie caratteristiche.</p>
<p>In quest&#8217;articolo vedremo come si dovrebbe porre uno &#8220;sprinter&#8221; di fronte a uno scoglio di tipo mnemonico, o un fondista di fronte a uno scoglio di tipo concettuale.</p>
<p><strong>Primo caso &#8211; Sprinter di fronte a uno scoglio di tipo mnemonico</strong></p>
<p>Lo sprinter non ama memorizzare i concetti. Preferisce il ragionamento, e talvolta, quando si trova di fronte a un tipo di apprendimento &#8220;orizzontale&#8221;, sebbene i concetti siano davvero molto semplici, non riesce ad andare avanti. Non è solo una questione psicologica. Spesso è&#8217;un problema di metodo, che può essere quantomeno limitato tramite alcune tecniche:</p>
<ul>
<li><strong>Studio in compagnia di compagni/colleghi</strong>: generalmente non è molto indicato nel caso di scogli di tipo concettuale. Infatti lo studio con i colleghi, seppur talvolta più piacevole, può &#8220;rallentare&#8221; il nostro cervello, &#8220;diminuire la frequenza della CPU&#8221; (questa volta l&#8217;analogia è col mondo del computer). Tuttavia in tutti quei compiti che non richiedono un grosso sforzo in termini di ragionamento, ma nei quali il vero problema è di tipo &#8220;mnemonico&#8221;, lo studio con i colleghi può essere un ottimo metodo per memorizzare più velocemente e per &#8220;non sentire la fatica&#8221;;</li>
<li><strong>Musica</strong>: nel caso di studio prettamente mnemonico, avere una musica in sottofondo può aiutare a rendere più piacevole la fase in cui bisogna &#8220;ripetere&#8221; i concetti. La musica dev&#8217;essere a volume basso. Non importa il genere musicale, tuttavia è importante che, nel caso in cui la musica non sia unicamente strumentale, la lingua del cantato non sia la nostra lingua, né una che capiamo eccessivamente bene. Rischieremo di far processare al nostro cervello, in maniera inconscia, delle informazioni inutili (parole del cantante), distogliendo l&#8217;attenzione dal nostro oggetto di studio. E&#8217; per questo motivo che spesso si afferma che la musica migliore per lo studio sia la musica classica.</li>
<li><strong>Leggere a voce alta: </strong>a differenza di altri tipi di studio, lo studio di tipo mnemonico viene ottimizzato nel caso in cui la lettura avvenga a voce alta, in quanto è stato dimostrato da diversi studi che il concetto si &#8220;fissa&#8221; meglio in testa. Inoltre leggere è una sorta di &#8220;ripetere&#8221; i concetti per la prima volta, e si facilita anche il processo di esposizione. E&#8217; importante focalizzare l&#8217;attenzione sul libro cercando di non rileggere la stessa frase più volte (rileggere più volte lo stesso concetto, specialmente nel caso in cui questo sia molto semplice, è un tipico indice di scarsa concentrazione).</li>
</ul>
<p><strong>Secondo caso &#8211; Fondista di fronte a uno scoglio di tipo concettuale</strong></p>
<p>Nel caso dello studio è probabilmente più facile adattare uno sprinter come fondista, che un fondista come sprinter. Tante persone abituate allo studio di tipo mnemonico, di fronte a dei concetti decisamente più complicati del solito, anzichè affrontarli tendono a studiare anch&#8217;essi in maniera mnemonica.</p>
<p>Niente di più sbagliato. Per due semplici motivi</p>
<ol>
<li>Memorizzare dei ragionamenti senza capirli è indice di scarsa fiducia nei propri mezzi intellettuali, cosa sempre negativa;</li>
<li>Memorizzare dei ragionamenti senza capirli è molto rischioso, in quanto sarà molto facile per chi ha il compito di valutare la vostra preparazione, verificare se avete compreso veramente il concetto o no. Rischierete quindi di fare anche figuracce.</li>
</ol>
<p>Come affrontare allora lo scoglio? Ecco qualche consiglio:</p>
<ul>
<li>Non valutate ciò che fate in termini di pagine studiate. I fondisti infatti tendono a farlo. Talvolta una dimostrazione di matematica, che si può riassumere in due pagine, può richiedere giorni e giorni di studio. Anzichè dividere lo studio per pagine o per argomenti, dividetelo per <strong>ore</strong>;</li>
<li>Chiarirsi sempre ogni concetto tramite degli esempi. Spesso le trattazioni teoriche, in molti libri, sono ostiche e difficilmente comprensibili senza un&#8217;applicazione pratica. Talvolta, dopo un esempio strutturato bene, tutto vi sembrerà decisamente più chiaro. Nel caso in cui non troviate esempi nel vostro testo sforzatevi di cercarli altrove o di crearli voi stessi.</li>
<li>Non date mai niente per scontato. Se un concetto è poco chiaro, talvolta è perchè mancano le basi della materia che si sta studiando. Sottolineate ogni singolo concetto che non capite, che sia esso una parola, una frase o un riferimento, e non andate avanti finchè non lo avete ben chiaro in testa. Fatevi mille domande su quello che state leggendo, e non lasciate mai niente in sospeso. Lo studio con i colleghi va bene solo una volta che riuscirete a esprimere bene i vostri dubbi, non prima.</li>
<li>La musica in questo caso è sconsigliata. L&#8217;ambiente dev&#8217;essere assolutamente riservato e silenzioso.</li>
</ul>
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		<title>I 10 Migliori Metodi Per Copiare &#8211; Esami e Compiti in Classe</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 18:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tjboss</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metodo di Studio]]></category>
		<category><![CDATA[compiti in classe]]></category>
		<category><![CDATA[esami]]></category>
		<category><![CDATA[metodo di studio]]></category>

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		<description><![CDATA[Copiare durante un compito in classe o un esame è una cosa non molto elegante. Tuttavia spesso può risultare utile. Vediamo i migliori dieci metodi per copiare senza essere visti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Copiare durante un esame o durante un compito in classe? E&#8217; una cosa che sicuramente non fa parte di un buon metodo di studio, ma è un espediente che  talvolta può essere utile.</p>
<p>Tante volte capita di trovarsi di fronte a delle prove da sostenere (esami, compiti in classe) in cui la componente strettamente mnemonica è la più importante, mentre quella conoscitiva/culturale è nulla. Basti pensare a quelle prove in cui è richiesto uno sterile impegno mnemonico per ricordare tanti dati, e in cui questi non ci saranno assolutamente utili in futuro, ma ce li dimenticheremo a distanza di qualche giorno dall&#8217;esame. In alcuni casi copiare è pienamente giustificabile, mentre non lo è (ma non solo in termini etici, ma anche di convenienza per lo studente) in tutti quei casi in cui è il ragionamento a fare da padrone.</p>
<p><a href="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2009/03/990536_class_room.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1030" title="990536_class_room" src="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2009/03/990536_class_room.jpg" alt="Metodi per copiare" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Ricordo tanti anni fa un prof. di Storia dell&#8217;Arte che ci faceva studiare a memoria le dimensioni in lunghezza e in larghezza di centinaia di quadri, oltre al museo dove questi si trovavano, la data di realizzazione, e il nome esatto. Questi dati erano per lui la parte più importante del compito in classe, ma risultavano davvero impossibili da ricordare (specialmente quando si preparavano le interrogazioni in poco tempo, cosa tipica per le superiori), oltre che poco utili. Così era logico optare per uno studio qualitativo del quadro, e per i &#8220;dati anagrafici&#8221; ricorrere a qualche sotterfugio.</p>
<p>In casi analoghi a questo &#8220;copiare&#8221; diventa un espediente giustificato. E non me ne vogliano tutti i prof di Storia dell&#8217;Arte che leggeranno l&#8217;articolo <img src='http://www.artedellostudio.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  .</p>
<p>Fatta questa dovuta premessa passiamo ora in rassegna la top ten dei migliori metodi per copiare agli esami e nei compiti in classe:</p>
<p>10) <strong>Bigliettini</strong> &#8211; E&#8217; il metodo più classico, ma anche quello più rischioso. I bigliettini devono essere preparati bene e devono essere delle dimensioni del palmo della mano, non più grandi, altrimenti si rischia tanto. Sono una prova inequivocabile delle vostre cattive intenzioni e sono anche il metodo più conosciuto, e quindi ricercato dai professori. Se proprio non potete farne a meno preparateli assolutamente bianchi (o dello stesso colore dei fogli sui quali scrivete), piccoli, e distribuiteli nelle tasche in maniera intelligente, per potervi ricordare esattamente dove sono. Non scriveteli a matita, o il sudore potrebbe cancellarli. Meglio se fatti al pc con scritture molto piccole.</p>
<p>9) <strong>Rullo sotto il banco</strong> &#8211; E&#8217; l&#8217;evoluzione tecnologica dei bigliettini. Può essere realizzato ad esempio con un rotolo di scottex finito. Nella sua superficie si scrivono tutte le informazioni, e poi si fissa sotto il banco, nella superficie superiore, con un perno (può andare bene anche lo scotch, se usato bene), in maniera tale che esso possa ruotare. Sarà come un bigliettino, con i vantaggi che esso sarà fisso, facilmente consultabile (senza dovere fare sempre movimenti loschi con la mano) e copribile, semplicemente avvicinandosi al banco con tutto il corpo. E&#8217; indicato in tutti quei casi in cui non esistono i sottobanchi, altrimenti il prof potebbe controllare se sotto avete del materiale sospetto, scoprendo l&#8217;inganno!</p>
<p>8 ) <strong>Materiale fuori dall&#8217;aula</strong> &#8211; Metodo classico, e adatto nel caso in cui si abbia studiato e si abbiano dei vuoti di memoria, meno applicabile nel caso in cui le lacune siano molto vaste. Bisogna utilizzare una scusa per allontanarsi dall&#8217;aula (sempre che andare in bagno non sia consentito). La più gettonata è il cambio di una lente a contatto, nel caso in cui le utilizziate. Fingendo che una lente sia uscita, e stropicciandosi l&#8217;occhio, bisogna chiedere al prof un permesso speciale per andare in bagno e sostituirla (senza di questa non possiamo continuare, non vediamo niente!), consultando quindi il materiale.</p>
<p>7) <strong>Banco pasticciato</strong> &#8211; Uno dei metodi più usati, e allo stesso tempo più efficaci. Scrivere a matita, pasticciando gran parte della superficie del banco con tutti i dati che ci servono, è spesso sufficiente per ingannare i prof. Se avete dei banchi scuri può essere il metodo di elezione, in quanto se non si guarda in controluce non si nota davvero nulla. Meno applicabile nel caso di banchi bianchi, o comunque chiari. Testare prima in un pezzettino, e poi, se funziona, estendere a tutto il banco <img src='http://www.artedellostudio.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>6) <strong>Foto sul Cellulare</strong> &#8211; E&#8217; il metodo dei pigri, che pur di non voler preparare i bigliettini fotografano pagine intere del libro col cellulare. Zoomando sarà possibile poi vederle nel dettaglio. I cellulari però sono spesso banditi, e il metodo non è facilmente applicabile.</p>
<p>5) <strong>Calcolatrici programmabili</strong> &#8211; Tante calcolatrici, che all&#8217;apparenza sembrano normali, possono contenere una grande quantità di testo, successivamente visualizzabile. E&#8217; il caso della ti89 o di altre calcolatrici programmabili di fascia più bassa. Questo è applicabile in materie scientifiche, con compiti misti esercizi/teoria, altrimenti il prof si chiederà presto cosa ve ne fate di una calcolatrice per un compito su Carlo Magno!</p>
<p>4)<strong> Compagno Secchione</strong> &#8211; Assicuratevi almeno di sedervi dalla parte giusta: a sinistra se è destro, a destra se è mancino. Per sbirciare meglio esistono degli occhiali che ingrandiscono la visuale. Possono risultare utili. Così come i compagni secchioni <img src='http://www.artedellostudio.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>3) <strong>Penna magica</strong> &#8211; Avete mai sentito parlare di penne a inchiostro simpatico? Esistono in commercio penne apposite. Si preparano i bigliettini, che al compito in classe sembreranno dei banali fogli bianchi. Dopodichè illuminati con una particolare luce a raggi ultravioletti (attivabile dalla penna stessa) essi ci riveleranno tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno. Lo svantaggio è che per trovare una riga dovremo scandagliare tutto il foglio con la nostra lucetta.</p>
<p>2) <strong>Lettore mp3</strong> &#8211; Decisamente un metodo da guru. Si preparano tanti files su tutti gli argomenti, registrati al pc (un tempo si usavano le cassette) come mp3. Dopodichè si mette l&#8217;mp3 in tasca, e si fa passare il filo delle cuffie (meglio se solo una, prendete gli auricolari dai cinesi e tagliate uno dei due) sotto il maglione, sotto la manica, fino ad arrivare alla mano. Se questa è coperta da un guanto ancora meglio. Mettendosi in una posizione abbastanza naturale (gomito sul banco e mano sull&#8217;orecchio) si potrà copiare davvero tutto. Per gli scritti non esiste metodo migliore. E&#8217; adatto in tutti i quei casi di supercontrollo da parte dei prof. Nel caso vi chiedano di far vedere la mano basterà strattonare appena la cuffia (se era abbastanza tesa), e questa rientrerà completamente dentro il maglione, lasciandovi completamente puliti. E&#8217; consigliabile modificare l&#8217;mp3, rendendolo più veloce, in maniera tale da impiegare meno tempo per scandagliare tutte le informazioni. Magari modificate anche la voce <img src='http://www.artedellostudio.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  .</p>
<p>1) <strong>Auricolare interno</strong> &#8211; Merita il primo posto in quanto è l&#8217;unico metodo degno di nota adatto anche per un&#8217;orale. Basta cercare su Ebay e troverete tantissimi auricolari invisibili, che si nascondono facilmente dentro l&#8217;orecchio. Con questo potrete comunicare col vostro amico secchione (vedi punto 4 <img src='http://www.artedellostudio.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  ) seduto per l&#8217;occasione in ultimo banco, che sentirà le domande fatte dal prof e vi risponderà sottovoce, in tempo reale. Ripetendo semplicemente ciò che vi viene detto farete un figurone.</p>
<p>E voi? Conoscete altri metodi? Commenta l&#8217;articolo qui sotto!</p>
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		<title>L&#8217;ambiente di Studio</title>
		<link>http://www.artedellostudio.com/lambiente-di-studio/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 12:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tjboss</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metodo di Studio]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente di studio]]></category>
		<category><![CDATA[metodoo di studio]]></category>
		<category><![CDATA[studiare correttamente]]></category>

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		<description><![CDATA[L'ambiente di studio è la somma di tutte i fattori disturbanti e stimolanti che ci circondano durante una seduta di studio. Analizziamolo e cerchiamo di migliorarlo, ne beneficerà il nostro metodo di studio!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ambiente di studio si intende tutto ciò che ci circonda nel momento in cui studiamo. Si intendono perciò tanti fattori diversi, come il colore delle pareti, la presenza o meno di agenti esterni &#8220;disturbanti&#8221;, la temperatura percepita etc.</p>
<p>L&#8217;ambiente di studio è un qualcosa di apparentemente esterno a noi, che può condizionare favorevolmente o sfavorevolmente la qualità del nostro studio. Vale la pena di seguire alcuni consigli fondamentali che analizzeremo in seguito.</p>
<p>Innanzitutto l&#8217;<strong>ordine</strong>. Sia che ci troviamo in una stanza in cui siamo soli, sia che siamo in una biblioteca con centinaia di persone attorno a noi, l&#8217;ordine dell&#8217;ambiente che ci circonda può condizionare il nostro studio. Leggendo diverse ricerche in cui mi sono imbattuto pare che il tipo di arredamento stesso influisca sul tipo di materia che stiamo studiando. Un arredamento in stile moderno, essenziale, con forme e design geometricamente semplici e con tanto spazio libero (pareti sgombre) aiuta di più chi studia materie scientifiche, mentre un arredamento più in stile neoclassico, con decorazioni, mobili antichi, tappeti e lampadari evoluti crea i presupposti per un migliore apprendimento delle materie letterarie.</p>
<p><a href="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2009/02/1074635_at_the_campus_1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1028" title="1074635_at_the_campus_1" src="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2009/02/1074635_at_the_campus_1.jpg" alt="L'ambiente di studio" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Dopodichè la <strong>personalizzazione</strong> della stanza. Tanti di noi avranno sperimentato che c&#8217;è una bella differenza tra lo studiare nella stanza in cui si è abituati a farlo, o in un&#8217;altra occasionalmente adibita a sala da studio. Questo perchè la nostra mente, per quanto ci possa sembrare strano, mentre studiamo e ripetiamo, interagisce anche con l&#8217;ambiente circostante. Sapere esattamente dove sono collocate le nostre risorse (libri, calcolatrici, personal computer) ci farà inoltre risparmiare tanto tempo durante lo studio (i famosi tempi morti, che se sommati sono una percentuale non irrilevante del nostro tempo di studio, e minano la concentrazione). Tuttavia possiamo migliorare ulteriormente questa sensazione di &#8220;sicurezza&#8221; anche in ambienti a noi familiari.</p>
<p>Ad esempio, nel momento in cui prepariamo un esame, è una buona cosa &#8220;tappezzare&#8221; i muri della nostra stanza di studio con fogli riguardanti l&#8217;argomento che stiamo studiando, in maniera tale da &#8220;vivere&#8221; la materia, e da ripassarla (anche solo visivamente) nei tempi morti. Inoltre avere i concetti fondamentali sempre a disposizione, a portata di occhio, è un ottimo metodo per velocizzare lo studio. Conosco tanta gente che anzichè appendere i fogli usa il vetro della finestra come lavagna, scrivendovi sopra con pennarelli appositi ovviamente. Pensateci. A volte aiuta solo visivamente, altre volte ci dà la possibilità di leggere i concetti stando in piedi e camminando, cosa che stimola notevolmente la concentrazione e l&#8217;attenzione.</p>
<p><strong>Creare un&#8217;attività parallela</strong></p>
<p>A seconda del tipo di studio che dobbiamo svolgere, può essere utile creare delle attività parallele, che stimolino il focus verso la risoluzione un problema. Avete mai visto una puntata di Dr House dove Hugh Laurie mentre cerca di risolvere un caso si trastulla lanciando una palla e riacchiappandola col bastone? E&#8217; dimostrato che questo tipo di pratica stimoli l&#8217;attività di alcune aree cerebrali che altrimenti non verrebbero utilizzate, agendo da stabilizzatore tra sistema simpatico e sistema parasimpatico. Attivando altre parti del nostro cervello avremo più probabilità di trovare &#8220;soluzioni alternative&#8221; al problema che stiamo cercando. Questo può risultare utile nel caso di risoluzione di quesiti di difficile soluzione, di rompicapi, di ricerca di una visuale alternativa di una determinata problematica. Ovviamente anche altri tipi di attività possono andar bene, tenendo presente che queste devono essere svolte in maniera tale da non inficiare la concentrazione, ma anzi, da stimolarla.</p>
<p>Per questo vanno bene le attività che si svolgono in maniera quasi inconscia, come tirare una palla, farla rimbalzare, o anche pedalare alla cyclette in maniera molto blanda, disegnare etc. Basti pensare che in tante grandi aziende, negli studi dei personaggi che hanno ruoli concernenti il problem solving o la creazione di idee originali, vengono installate delle vere e proprie sale giochi, con biliardini e tavoli da ping pong.</p>
<p>Ovviamente ciò che è utile per un tipo di apprendimento può risultare dannoso nel caso opposto, ovvero nel caso in cui lo studio sia piatto ed esclusivamente di tipo mnemonico o meccanico. In tal caso l&#8217;utilizzo di questi metodi potrebbe creare esattamente l&#8217;effetto opposto.</p>
<p><strong>I colori</strong></p>
<p>Risale proprio a qualche giorno fa una ricerca pubblicata dal famoso giornale scientifico &#8220;Science&#8221;, nella quale si studiano gli effetti che i colori dell&#8217;ambiente circostante hanno sulla qualità dello studio e della concentrazione. La ricerca, molto interessante, si può trovare a questo <a href="http://sciencenow.sciencemag.org/cgi/content/full/2009/205/1" target="_blank">link</a> (in inglese).</p>
<p>I risultati fanno pensare (ripetiamo, nessun dato certo, perchè parliamo sempre di ricerca, non di scienza) che il blu stimoli la creatività, mentre il rosso la concentrazione. Questo secondo gli studiosi sarebbe dovuto al fatto che in media l&#8217;essere umano associa al rosso un avvertimento di pericolo imminente (cartello di stop, allarme) mentre al blu viene associato un ambiente tranquillo e rilassato (cielo, mare).</p>
<p>Traducendo alcune frasi da Science: &#8220;<em>..per compiti che richiedessero attenzione ai dettagli, come correggere una lista di indirizzi, i partecipanti erano più accurati quando il background era rosso, rispetto al blu o al bianco. Il blu, d&#8217;altra parte, ha stimolato la creatività. Quando ai partecipanti è stato chiesto di pensare agli usi più disparati che potessero fare di un mattone sono venute fuori delle risposte più creative quando il background era blu (del tipo: posso usarlo per far grattare gli animali)&#8230;</em>&#8220;.</p>
<p>Ripetiamo che questa ricerca andrebbe presa con le dovute precauzioni, considerato anche il fatto che il cosiddetto &#8220;background&#8221; a cui ci si riferiva era lo screen saver di un pc montato sulla stanza dell&#8217;esperimento, realizzato ad hoc secondo varie tinte (blu, rosse o bianche). Però potrebb&#8217;esserci un fondo di verità.</p>
<p><strong>Le persone che ci circondano</strong></p>
<p>Per ultima cosa analizziamo le persone che ci circondano. Probabilmente queste sono delle &#8220;condizioni al contorno&#8221; molto importanti per l&#8217;ottenimento di una buona qualità dello studio, molto più del colore delle pareti della stanza. Esse possono infatti allo stesso tempo minare la nostra concentrazione, o facilitarci il compito, aiutandoci e stimolandoci.</p>
<p>Potrebbe capitarci di essere circondati da persone attinenti al nostro studio, che in diversa maniera potrebbero aiutarci nell&#8217;assolvere al nostro compito. Questo può avvenire:</p>
<p>- in maniera attiva : ovvero nel caso in cui le persone studino assieme a noi sullo stesso problema, e si cerchi una soluzione di gruppo a questo (nostri colleghi di studio ad esempio). Questo può portare dei benefici in termini di tempo, di organizzazione del lavoro, e di motivazione (spesso lavorare in gruppo è molto più divertente che farlo da soli). Le persone che lavorano devono però essere più o meno sullo stesso piano in termini di competenze sull&#8217;argomento, altrimenti non vi sarà più collaborazione, ma vi sarà solo una persona rallentata e l&#8217;altra che si sentirà un peso.</p>
<p>- in maniera passiva : questo si verifica nel caso in cui fossimo circondati di persone che cercano, come noi, di assolvere a un certo compito, che però è diverso dal nostro. E&#8217; il tipico caso di una biblioteca, o di un qualsiasi ambiente dove più persone studiano, ma in maniera indipendente. In questo caso potremo essere comunque aiutati a livello psicologico. Vedere che attorno a noi la gente cerca di svolgere attività simili alle nostre crea uno spirito di emulazione (è un meccanismo totalmente inconscio ma assolutamente umano) e dà una spinta motivazionale maggiore.</p>
<p>Circondarsi di persone diventa negativo in tutti gli altri casi. Le persone circostanti possono quindi diventare dei disturbi, che possono essere anch&#8217;essi:</p>
<p>- di tipo attivo : se le persone che ci circondano cercano di distoglierci personalmente dal nostro compito, invitandoci a fare altro, disturbandoci e impedendoci di concentrarci appieno;</p>
<p>- di tipo passivo : è il caso in cui siamo circondati da persone che magari non ci disturbano direttamente, ma sono psicologicamente un fattore disturbante alla nostra concentrazione. E&#8217; il caso in cui nell&#8217;ambiente a noi circostante, nel momento in cui ci dedichiamo allo studio, siamo circondati da persone che svolgono delle cose completamente diverse e non attinenti alla nostra. Se siamo deboli psicologicamente e ci facciamo &#8220;condizionare&#8221; dalle persone che ci circondano, direttamente o indirettamente, potremmo peggiorare tantissimo la nostra qualità di studio.</p>
<p>Alla prossima!</p>
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		<title>La Motivazione &#8211; Felice Moro</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 17:56:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tjboss</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Aumentare La Motivazione]]></category>
		<category><![CDATA[Felice Moro]]></category>
		<category><![CDATA[metodo di studio]]></category>

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		<description><![CDATA[La Motivazione, Saggio Breve di Felice Moro sulla motivazione che contempla la motivazione omeostatica, la motivazione intrinseca, quella estrinseca e i fattori motivazionali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non hai letto la presentazione? Premi <a href="http://www.patextra.it/la-motivazione/" target="_self">Qui</a></p>
<p>La motivazione è una pulsione naturale che spinge l’individuo all’azione per soddisfare i suoi bisogni fondamentali di cibo, di acqua, di riposo e di controllo dell’ambiente.</p>
<p>Entro certi limiti è presente anche negli animali, specialmente nei mammiferi; e lo é in misura crescente man mano che si sale nella scala filogenetica verso le specie più evolute come possono essere i primati: lo scimpanzé, l’orango e il gorilla. Tra questi, lo scimpanzé è l’animale che più di ogni altro si avvicina all’uomo nei comportamenti, nella gestualità, nella mimica facciale, nell’esibizione di un rudimentale linguaggio emotivo, nell’imitazione delle azioni materiali. Infatti, se vede una donna truccarsi o un pittore dipingere, cerca di ripeterne le azioni tracciando sulla carta linee a casaccio e figure amorfe che non denotano alcun segnale ideativo; tutto al più l’ambizioso protagonista si imbratterà la faccia di tinta e di colori.</p>
<p>Per una serie di considerazioni di carattere materiale e appariscente, in passato si credeva che sia nell’uomo che nell’animale la motivazione fosse indotta esclusivamente dalla necessità di soddisfare i bisogni fondamentali della vita, quali i bisogni omeostatici, le stimolazioni dolorose o  altri stimoli innocui precedentemente associati a esperienze spiacevoli.</p>
<p><a href="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2009/02/top-left-splash-150x1501.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1026" title="top-left-splash-150x150" src="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2009/02/top-left-splash-150x1501.jpg" alt="felice moro" width="150" height="150" /></a></p>
<p>L’omeostasi comprende i bisogni bio-fisiologici come quelli dell’alimentazione, dell’equilibrio dei liquidi circolanti nell’organismo e del riposo indispensabile per la rigenerazione delle risorse spese nelle fatiche. La soddisfazione di questi bisogni diventa un’esigenza indispensabile per il mantenimento dello stato di salute e quindi per la sopravvivenza. Così la fame porta l’essere vivente alla ricerca del cibo; la sete alla ricerca dell’acqua; la stanchezza porta alla ricerca del riposo; la veglia, alla ricerca del sonno e così via.</p>
<p>Gli stimoli dolorosi sono quelli che in passato nell’individuo hanno prodotto una sensazione spiacevole di dolore o di paura, come può essere la puntura di un ago o di una spina, una scottatura col fuoco, una bastonata o un bisticcio; sono tutte esperienze negative che lasceranno nella memoria una traccia di  angoscia, un ricordo spiacevole, per cui l’individuo cercherà di evitarle in futuro.</p>
<p>Pertanto, secondo questa teoria, una volta che non patisce stimoli di natura omeostatica o dolorosa,  l’individuo dovrebbe non sentire alcun impulso ad agire, non dovrebbe avere bisogno di altro e quindi dovrebbe stare allo stato quiescente.<br />
Invece è noto a tutti che generalmente succede il contrario. Infatti sia i cuccioli degli animali sia quelli dell’uomo, in assenza di pulsioni determinate da bisogni omeostatici, da stimoli dolorosi o associati,  sono più attivi nel movimento, nell’esplorazione, nel gioco, nelle curiosità e nelle azioni.</p>
<p>Ciò significa che esiste un altro tipo di motivazione che é generata da attività spontanee come possono essere la manipolazione, l’esplorazione, la pulsione a curiosare, il desiderio di modificare gli schemi dell’azione, il desiderio di acquisir competenza e così via.</p>
<p><strong>La motivazione intrinseca</strong><br />
Questo nuovo tipo di pulsione, di ordine superiore perché non necessariamente legata ai bisogni fondamentali della vita, viene chiamata motivazione intrinseca agli stessi processi di apprendimento. Essa è quella naturale tensione psichica che induce l’essere umano a compiere o a  non compiere una determinata azione.</p>
<p>Nel discorso comune spesso viene confusa con l’interesse, ma tra le due tensioni psicologiche c’è una notevole differenza. Infatti, mentre il termine interesse (dal latino inter esse = essere in mezzo tra il soggetto volente e l’oggetto voluto) caratterizza una tensione sempre consapevole dell’obiettivo da raggiungere, la motivazione non sempre è interamente consapevole della natura della pulsione e dell’obiettivo che essa vuole raggiungere. Spesso essa caratterizza quello stato di incertezza tra il volere e il non volere una cosa, il fare o il non fare un’azione, per cui, basta poco per far propendere la scelta verso l’una o l’altra decisione. A quel punto, chi decide è la forza della volontà, che, in certi casi, orienta l’individuo alla rinunzia di una ricompensa immediata in vista di una ricompensa migliore, ancorché differita nel tempo.</p>
<p>Inoltre la motivazione può essere positiva, quando è orientata al fare, all’gire, al porre in essere una determinata azione; ma può anche essere negativa, quando é orientata al contrario, cioè al non fare, al non agire, all’astenersi dal compiere un’azione. Questa però non deve essere confusa con la mancanza di motivazione, cioè con la demotivazione. Quest’ultima è data dalla carenza o dall’assenza di tensione motivazionale ad agire, che è la condizione tipica che caratterizza lo stato di ozio o di pigrizia, chiamato in sardo mandronia; e mandrone è chiamato chi ne è portatore.</p>
<p>Detto in termini semplici positivi, la motivazione intrinseca è data dall’intima soddisfazione che ogni individuo prova allorché, con le sole sue forze, riesce a vincere un ostacolo, a superare un esame, a risolvere un problema. E’ il miglior premio che ciascuno possa regalare a se stesso come ricompensa per lo sforzo sostenuto per superare la prova. E’ uno stato di appagamento psicologico che nasce dal riconoscimento di essere sempre all’altezza della situazione. E’ una tensione dinamica della mente umana, già di per sé auto-remunerativa e gratificante, che, davanti al successo, retroagisce nell’inconscio ricaricandosi di maggiore energia psichica che spinge l’individuo a fare ulteriori progressi.</p>
<p>La motivazione intrinseca è la risorsa psicologica più importante di cui l’uomo possa disporre perché sospinge la volontà ad agire. Perciò é la molla propulsiva dell’azione, non generica, ma orientata e determinata al conseguimento di uno scopo ben preciso. Inoltre guida l’individuo a non disperdere i risultati conseguiti, ma a canalizzarli verso altri obiettivi significativi e a non adagiarsi mai sulla ripetizione monotona degli stessi schemi di routine. Per evitare questo lo induce a modificare i percorsi rendendo l’azione creativa e sempre in fieri.</p>
<p>La motivazione autentica potenzia l’intelligenza e conferisce al suo portatore importanti tratti di personalità: fiducia operativa, sicurezza personale e un’immagine positiva di sé.<br />
Generalmente essa sorge, cresce e si afferma nella sfera cognitiva che è la più visibile e quella nella quale si possono misurare i risultati conseguiti; ma per sua natura è una tensione che scaturisce dalla dimensione dell’inconscio, fa capo alla sfera affettiva ed emozionale e da questa attinge le risorse per mettere in moto il suo propellente ideale e operativo.</p>
<p><strong>La motivazione estrinseca</strong><br />
Inizialmente ha come obiettivi regole etiche, apprenditive  e disciplinari imposte dagli adulti, che normalmente sono i genitori, gli insegnanti, i superiori, i quali, per ottenere dai bambini o dagli alunni docilità, obbedienza e impegno, si servono dei tradizionali pacchetti di premi e di castighi.</p>
<p>I premi  possono essere i soliti oggetti: le caramelle, i giocattoli che oggi sono diventati elettronici, gli indumenti, le lodi, i buoni voti; i castighi possono essere i rimproveri, gli sculaccioni, le note di biasimo, il voto insufficiente, le privazioni della ricreazione o di altri divertimenti. L’insieme dei premi e dei castighi comminati dalle autorità competenti mettono in moto la prima fase, la più semplice e la più elementare del processo motivazionale: la motivazione estrinseca.</p>
<p>Non è male utilizzarla con i bambini piccoli all’inizio del processo educativo, sia in famiglia che a scuola, a patto che sia mantenuta il tempo minimo indispensabile e che al più presto venga superata per passare ad altre forme di gratificazione per incentivare lo sforzo nell’apprendimento.<br />
Il compito non è facile perché la pulsione motivazionale non sorge bella e fatta come i funghi dopo le prime piogge autunnali, ma va costruita col tempo, con la pazienza e una grande sapienza pedagogica.<br />
<strong><br />
Fattori motivazionali</strong><br />
Per poter tentare l’impresa è necessario conoscere e saper utilizzare i fattori che generano e potenziano la motivazione ad apprendere.<br />
Ebbene lo strutturalismo pedagogico indica diversi parametri motivazionali, di cui almeno quattro decisivi per attivare e  rafforzare la tensione motivazionale:<br />
1)    La curiosità;<br />
2)    Il desiderio di competenza;<br />
3)    Il modello d’identificazione;<br />
4)    La reciprocità del sapere.<br />
La curiosità è la naturale pulsione del bambino a scoprire l’ambiente, a manipolare gli oggetti, a smontare i giocattoli. Questa tensione va guidata e indirizzata verso risultati sempre più significativi e gratificanti; altrimenti la finisce per risolversi in un’inutile perdita di tempo e di energie. Soprattutto essa va guidata nel difficile passaggio dal piano concreto del movimento e della manipolazione al piano astratto delle idee e dei loro riferimenti linguistici e concettuali.</p>
<p>Il desiderio di competenza è dato dalla naturale tensione dell’essere umano ad apprendere attività sempre nuove: prima sul piano ludico-motorio, manipolatorio e percettivo sensoriale; poi sul piano astratto del linguaggio, delle idee e della conoscenza simbolica. Il bambino che ha capito quali sono i meccanismi che regolano il funzionamento di un giocattolo, del triciclo, del computer, dello scii, del nuoto, della letto-scrittura vuole essere lasciato solo a fare le sue prove e riprove accomodando gli schemi secondo il precetto della scuola comportamentistica di prova ed errore. Guai all’adulto che si intromette o si sovrappone a lui! Farebbe un errore educativo madornale. Il suo intervento deve essere contenuto all’incipit iniziale o a prudenti interventi correttivi, senza mai togliere al bambino l’idea e il gusto che sia lui il protagonista dei suoi errori e dei suoi successi.</p>
<p>Il modello di identificazione è rappresentato dalle figure adulte di riferimento, che normalmente sono i genitori, gli insegnanti o gli idoli del mondo mediatico: dello sport, del cinema, della musica o della televisione. Spesso il modello incarna doti fisiche, estetiche, professionali, morali o culturali, che nel giovane suscitano fascino e attrazione. Il modello adulto rappresenta la figura ideale cui il giovane vorrebbe rassomigliare e che, anche involontariamente, cerca di imitare nell’abbigliamento, nei gesti, nella voce, nel canto, nel linguaggio, nella vanità, nei tratti di personalità.</p>
<p>La reciprocità del sapere è data dallo scambio reciproco di nozioni, di ide, di informazioni. E’ il classico risultato che si ottiene nei lavori di gruppo fatti con fattiva collaborazione da parte di tutti i suoi membri. E’ il risultato di un lavoro collegiale che costa di un’osmosi di idee, di stimoli e di poteri creativi e rappresentativi della mente, che, a loro volta, producono altre idee, altri concetti, altri linguaggi. La reciprocità impone la collaborazione con gli altri in vista di un risultato comune. Il Bruner, che è il maggior rappresentante dello strutturalismo del Novecento, a un certo punto della sua analisi scrive: “Una cultura è un insieme di valori, di capacità e di modi di vita che nessun membro riesce a dominare completamente. La conoscenza, in tal senso, risulta simile a una fune in cui ogni filo ha una lunghezza interdipendente dalla conoscenza” (Bruner, Verso una teoria dell’istruzione, Roma, 1969).</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Per fare emergere la motivazione ad apprendere e guidarla nel suo processo genetico-evolutivo occorrerebbe elaborare percorsi educativi e programmi scolastici organizzati secondo sequenze strutturali che consentano tappe intermedie e finali, in cui sia possibile effettuare prove di valutazione e, soprattutto, di autovalutazione dei risultati. Queste dovrebbero essere in grado di mettere ciascun alunno in condizioni di percepire i suoi cambiamenti e di auto-valutare i suoi progressi, sia nel comportamento che nell’apprendimento. Soltanto il successo nello studio o nell’arte o nel lavoro può dare una spinta motivazionale ulteriore ad affrontare altre difficoltà, a superare altri ostacoli, a perfezionare il proprio percorso di studio, di arte o di lavoro.</p>
<p>Sarebbe una scuola attiva in grado di suscitare energie motivazionali sempre nuove, rivolte, prima allo studio scolastico e alla conoscenza formativa, poi alla scienza, al lavoro e alla cultura con ricaduta positiva nell’intera società.<br />
Così, “il bambino di oggi, come dice la Montessori, diventerebbe il padre dell’uomo di domani”. Egli diventerebbe il cittadino cosmopolita capace di spargere i fermenti positivi di un nuovo umanesimo in un mondo globalizzato fluttuante tra le forze del bene e quelle del male.</p>
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		<title>La Motivazione</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 17:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tjboss</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metodo di Studio]]></category>
		<category><![CDATA[Aumentare La Motivazione]]></category>
		<category><![CDATA[Felice Moro]]></category>
		<category><![CDATA[La Motivazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Presentazione del saggio in tre parti di Felice Moro sulla Motivazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei nostri articoli sul metodo di studio abbiamo contemplato più volte il fatto che alla base di un metodo corretto ci debba sempre essere una forte motivazione allo studio. La motivazione è indubbiamente una nostra esigenza fondamentale, la cui mancanza precluderebbe il raggiungimento, oltre che del metodo di studio, di una qualità della vita soddisfacente.</p>
<p>Le definizioni di motivazione nella letteratura si sprecano, perciò, prima di avventurarci in un discorso molto più complesso di quanto si possa credere, abbiamo pensato direttamente di domandare a un esperto del settore una definizione di Motivazione.</p>
<p>E&#8217; venuto in nostro aiuto un ospite illustre: Felice Moro, uno dei più grandi esperti italiani di Pedagogia e Scienze dell&#8217;Educazione, autore di diverse opere sulla metodologia e didattica della scuola, nonché titolare di un blog recentemente aperto (ancora in fase beta) che potrete trovare all&#8217;indirizzo: <a href="http://www.felicemoro.com" rel="nofollow" target="_blank">http://www.felicemoro.com</a>.</p>
<div id="attachment_468" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2009/02/top-left-splash-150x150.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1024" title="top-left-splash-150x150" src="http://www.artedellostudio.com/wp-content/uploads/2009/02/top-left-splash-150x150.jpg" alt="Felice Moro" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Felice Moro - Esperto di Pedagogia e Scienze dell&#39;Educazione e titolare di www.felicemoro.com</p></div>
<p>Ecco un breve saggio sulla Motivazione, vista da un punto di vista psico-pedagogico, che potrete raggiungere al link qua sotto:</p>
<p><a href="http://www.patextra.it/la-motivazione-felice-moro/" target="_blank">Felice Moro &#8211; La Motivazione</a></p>
<p>Ricordiamo che quest&#8217;articolo, come tutti gli altri del blog del resto,  è stato rilasciato in esclusiva per PATEXTRA, e non può essere utilizzato né riprodotto da terzi salvo autorizzazione del webmaster.</p>
<p>Buona Lettura!</p>
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